Torno a ‘casa’

PH Porto Profumato

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Manca poco.

Qualche giorno e torno a ‘casa’ o meglio torno nella mia terra natia, perchè casa ormai è diventato altro per me, per noi.

Mi sono abituata presto a queste luci, a questo cielo e a questa gente: riservata, cordiale e silenziosa.

Migliaia di persone che attraversano un sottopassaggio della metro e si percepiscono a malapena i tacchi sul pavimento (i ‘the walking dead’, come li chiamo io).

Ho imparato presto i sapori locali, a sopportare il caldo pesante e l’umidità che rende difficoltoso respirare, il clima che cambia all’improvviso, i tifoni e la pioggia tropicale.

Ho imparato a organizzare gli spazi per vivere con la mia famiglia in questi piccoli appartamenti .

Ho imparato a rinunciare a tante cose: oggetti, vestiti e scarpe e a tutto il ‘di più’ che serve a riempire una casa.

E la verità è che non mi manca niente.

Manca poco e torno a casa.

Chissà se mi sembrerà di non essere mai andata via, se tutto è rimasto come l’ho lasciato, ormai quasi nove mesi fa.

Le emozioni che provo sono tante e contrastanti.

Felice ed eccitata di riabbracciare la mia famiglia e i miei amici e di far conoscere orgogliosa il mio piccolo honkonghese.

Impaziente di riprovare tutti quei sapori e quelle prelibatezze che ho sempre dato per scontato, ma che adesso quasi non ricordo più.

Curiosa di sapere cosa succede in Italia, i pettegolezzi, le novità e l’ennesima scoperta, perché sono mesi che non leggo giornali o guardo la TV.

Ma sono sicura che saró anche tanto amareggiata nel vedere un Paese alla deriva, scontento e lamentoso, ucciso da un sistema di tassazione obsoleto e da una burocrazia infinita e lenta. Un paese vecchio e chiuso e poco meritocratico.

Non potrò tenere la borsa aperta o appoggiata su una panchina mentre gioco con mio figlio, perché il rischio che me la rubino è troppo alto.

Mi arrabbierò perchè le persone buttano le carte per terra o fuori dal finestino dell’auto fregandosene altamente del senso civico.

Mi incazzerò perché i mezzi pubblici sono fatiscenti e sempre in ritardo, e di certo non potró portare un neonato in metro e tanto meno allattarlo (mi viene lo schifo solo a pensarci).

Dovrò chiudere la porta blindata a chiave e serrare le inferiate se non voglio correre il rischio di trovarmi un ladro in casa.

Sperare di recuperare un iPhone dimenticato su un autobus o di essere inseguiti da un signore con il proprio portafoglio – scordato e pieno- sarà un’utopia!

Manca poco e torno a casa, dove sentirò parlare la mia lingua, dove non potrò più dire le parolacce ad alta voce, dove la battuta è sempre pronta, dove tutti ti conoscono e la gente ride e scherza per strada.

Manca poco e torno a casa.

Sono felice, ma anche no.

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