Mamme h24

PH Porto Profumato

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E poi arriva anche per te la frase: “ma se non fai niente tutto il giorno”.

E lì si apre la voragine, uno squarcio, un pugno dentro lo stomaco.

La perenne stanchezza che ti accompagna da anni e che cerchi di tenere a bada ti si rovescia tutta addosso in una volta sola.

Il mio niente è fatto da tante, tantissime cose.

È svegliarsi presto la mattina, weekend compresi, 365 giorni all’anno. Coccolare i bambini, preparare le colazioni, cambiare il pannolino a Fede – il più piccolo – vestirlo, giocarci insieme e trovargli l’alternativa per stare da solo il tempo necessario per occuparsi di Franci – più grande – e farlo mangiare. Lavare le stoviglie della colazione, lavare Franci, vestirlo, inseguirlo per casa con gli slip puliti, cantare la canzone dei denti per farglieli lavare bene.

Poi arriva il mio turno e mi lavo con la porta del bagno aperta e i figli attaccati alla tazza del water a controllare quello che faccio. Magari riesco anche a vestirmi un pezzo alla volta cercando di mantenere una parvenza di femminilità e controllando sempre dove sono i bimbi e che non stiano cercando un modo per ammazzarsi.

Poi c’è il pranzo da preparare per Franci, la lunch box per la scuola, la divisa completa, la camera da sistemare e la biancheria da ritirare mentre parte l’ennesima lavatrice.

E tutte queste operazioni con i bambini, facendomi aiutare e cercando di tenerli lontani dai detersivi o dal cestello della lavatrice.

Nel frattempo allatto Fede, perché le cinque volte che l’ho fatto durante la notte non sono bastate a quanto pare.

Il mio niente prosegue con l’accompagnare Franci a scuola con il piccolo addosso, a piedi, e magari tornando indietro faccio la spesa o qualche commissione. Torno a casa e ricomincia la routine: cambio pannolino, allattare, forse sonnellino, pianti.

Vuoi giocare? No.

Stare in braccio? Va bene!

Ah, è il dentino? Fa male? Sì, no, forse.

Magari mi preparo il pranzo. Vabbè, pranzo… Ok, uno snack, quello che è!

C’è sempre qualcosa da fare in casa e arriva subito il tempo di andare a riprendere Franci  (dura solo tre ore l’asilo). E allora riparto da casa, mi ricarico addosso Fede, il monopattino, la borsa, e via dentro l’80% di umidità percepita, verso scuola. Recupero Franci, cerco di capire com’è andata, lo faccio ridere, sopporto i suoi cambi d’umore improvvisi perché accanto ci sfreccia il ragazzino con la macchina elettrica e pure lui la vuole e continua, continua, continua…insistendo fino a casa. È stanco, ma non vuole dormire. Allora preparo la merenda, allatto il piccolo e mi faccio un caffè di nascosto perché il solo rumore della capsula bucata fa partire il: io, faccio iooooooo ioooooo di Francesco e allora invece di un piacere diventa un incubo sto caffè.

Poi magari mi siedo e riparte Fede che dal pavimento non riesce a vedere la situazione e cerca di arrampicarsi sulle tue gambe.

Mamma pipì, mamma cacca, mamma mamma mammaaaaaaaaaaa!!!!

Cosa c’è? Sì, arrivo! Un cartone lo vuoi guardare mentre sto con tuo fratello?

I Paw patrol ecco. Mammaaaaaaaa

Ok è finita la batteria dell’iPad. Aspetta, mettiamo una canzone?

Sì ma non saltare sul divano!!!

Fedeeee???? Non mangiare i fili del caricabatterie!!!

Franci hai sonno?? Dai che facciamo le nanne!

E poi finalmente si addormenta! E che faccio? Ovvio sto con Fede che può avermi tutta per lui e quel sorriso mi illumina l’esistenza.

Cucciolo, è stanco anche lui.

Si addormenta dolcemente.

Ecco che si sveglia Franci che prende le scarpe e vuole uscire… amore non adesso che Fede dorme, magari quando si sveglia.

E parte la sirena, mammaaaaa maaaaaaaa down down!! Shhhhh che tuo fratello dorme. Tira fuori i colori, le macchinine, i lego, qualunque cosa per evitare gli strilli. Ma Fede dorme solo 20 minuti e si riparte con i due che litigano, si divertono, smontano casa e sono tremendamente dolci da vedere insieme. Poi magari quel giorno voglio preparare qualcosa di buono per cena che non sia la solita pasta o pizza a domicilio perché ho anche un marito, e mi impegno pure, sperando di non scambiare il sale con lo zucchero mentre cerco di farmi crescere gli occhi anche sulla schiena.

E ovviamente va a finire che uno non mangia perché non gli piace, quell’altro ha mal di testa e non ha fame e allora andate a quel paese.

È ora dei bagnetti, non posso saltare una sera perché qui fa caldo, si suda e io lascio i bambini rotolare per terra, quindi la sera sono sporchi da buttare. Prima uno, poi l’altro, a volte insieme…

La mia doccia è un capitolo a parte perché anche lì ho gli spettatori, quindi decido che i capelli li lavo il prossimo solstizio. Magari la luna è favorevole.

A volte si esce con i bambini e gioco a calcio con uno sulle spalle mentre l’altro corre all’impazzata dietro al pallone.

Il mio niente è cercare di mantenere una certa compostezza mentre cerco di spiegare che no, non puoi arrampicarti sulla libreria e no, non possiamo andare a trovare i nonni adesso, metti via quelle scarpe e lo zaino. No, non ce l’ho la bici qui, non puoi colorare i muri e no, non puoi tagliare la mela con il Kyocera. E partono i pianti disperati. Prima o poi mi mandano gli assistenti sociali.

Smettila, tuo fratello non è fatto di pongo, mettilo giù!

Fede non smontare il router e non piegare le antennine.

No Franci, la pipì la fai adesso non possiamo aspettare di tornare a scuola.

Dobbiamo lavare i capelli, non strillare faccio presto, hai le mani impasticciate non toccare quel divanooooo, metti via il monopattino e non investire tuo fratello…

Poi ci sono le variabili: la gastroenterite doppia che mi fa passare la notte semi sdraiata pronta a parare i getti di vomito meglio del portiere della nazionale, le corse in bagno con Franci, le lenzuola da cambiare in piena notte, i pianti da consolare, il decidere se sacrificare il tappeto o il pigiama perché entrambi i bimbi non riesco a soccorrerli. E questo accade quando a casa sono sola ovviamente.

Perché una mamma deve saper giocare, consolare, sgridare, raddrizzare, sbagliare e chiedere scusa, ma non può dire che è stanca perché i figli li hai voluti tu e il tuo cavolo di orologio biologico. Perché la mamma è donna, perché li hai partoriti tu, perché tu hai spinto per ore, perché tu ti sei fatta aprire la pancia, perché tu hai 30 punti di sutura là sotto, perché la natura è questa quindi non hai fatto nulla di straordinario.

Se poi ci hai messo un paio d’ore a partorire, senza traumi e il giorno dopo eri a casa bella, tranquilla e serena come la sottoscritta…beh, in quel caso zitta proprio.

E va bene, accetto tutto: le occhiaie, le notti insonni, le poppate, il mio tempo da dedicare ai bambini, ma non dirmi MAI, MAI che non faccio niente.

È un lavoro h24, senza tregua, senza respiro, senza giorni off.

Non so quanto durerà, quanti anni ancora i piccoli avranno bisogno di me tutto il giorno.

Perché prima o poi cresceranno e pian piano riacquisterò la mia libertà, potrò di nuovo dedicarmi a me stessa, tornare al lavoro (retribuito) e sperare di meritare di nuovo un posto in questa società che le mamme proprio non le considera, sperando che almeno loro, i miei bambini, si ricordino di questi anni meravigliosi, intensi e distruttivi.

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