Le sedie che spuntano e il fenomeno del caffè

PH Porto Profumato

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Ho vissuto la mia prima gravidanza in Italia – precisamente a Roma – e sono la prima ad affermare che essere incinta non è una malattia, ma ammettiamolo: noi donne in piena crescita ormonale non disdegniamo qualche carineria o scrupolo nei nostri confronti.

Un signore che ti cede il suo posto in una metro affollata, la cassiera del supermercato che ti fa saltare la fila, il vicino di casa che ti aiuta a portare le buste della spesa. Purtroppo non è stata la regola predominante in quei nove mesi e, in ogni caso, io non ho mai chiesto aiuto e non ho mai ostentato un’aria affaticata, quindi ho apprezzato molto quando accadeva senza darlo mai per scontato.

Quando sono arrivata ad Hong Kong, incinta del secondo figlio, la musica è cambiata.

Decisamente in meglio.

Ma partiamo dall’inizio.

Dopo circa 18 ore di viaggio per raggiungere HK con pancione e duenne al seguito, mi metto tranquillamente in fila per espletare la burocrazia doganale. File infinite, centinaia di persone ma… ecco spuntare un gentile signore in divisa che mi accompagna ad un banco dedicato e tempo 5 minuti sono già al ritiro bagagli. Carico il duenne in fascia, mi armo di carrello portabagagli e cerco di recuperare 50 kg di valigie. Anche in questa occasione due gentili ragazzi asiatici si prendono la briga di recuperare tutte le borse e di sistemarle sul carrello tralasciando le loro che continuavano il carosello al nastro. E così eccomi fuori dall’aeroporto in un baleno! Ottimo direi!

Ma ora arriva la fila per rimediare un taxi. Mentre mio marito si occupa della cosa, io me ne sto in disparte ad aspettare. In piedi ovviamente.

E invece no!

Ecco spuntare dal nulla una signora armata di sedia che mi invita a sedermi! Beh, “benvenuta nella civiltà” mi sono permessa di pensare!

Il fenomeno della “sedia che spunta” si riproporrà in altre occasioni: in attesa di un tavolo al ristorante o fuori da un negozio. Mi sorprende tutte le volte. In metropolitana non ne parliamo. Anche se a volte rifiuto il posto perché devo scendere solo dopo due fermate, ecco qualcuno che si sbraccia per attirare la mia attenzione e si affretta a lasciare libero il posto.

Ma il fatto più interessante è il caffè!

Un giorno alla richiesta della mia amatissima tazza di caffeina la risposta della barista è stata: “decaf”.

Non era una domanda, ma un’affermazione.

Io ho sorriso e ho annuito senza replicare, perché fortunatamente ne avevo sentito parlare da altre mamme.

Ebbene sì, non esiste Starbucks, Pacific Coffe o altro esercizio commerciale che alla richiesta di un caffè da parte di una gestante non modifichi la tua ordinazione.

Per loro è come lasciarti il posto sull’autobus o aiutarti con la spesa.

Si prendono cura del tuo bambino e hanno molto rispetto del ruolo che stai ricoprendo in quel momento.

Puoi anche protestare, certo, e pretendere il tuo viziatissimo caffè con caffeina! Ma devi prepararti allo scontro culturale. Perché non mollano. Perché cercano di spiegarti che non si fa, che non fa bene al bambino e che sì… sei una cattiva madre.

So che c’è chi ha chiamato il direttore per riuscire ad avere il suo caffè o chi ha scritto lettere di reclamo.

Io risolvo la questione facendo ordinare il caffè da qualcun altro o restando seduta in incognito.

Ma quando devo ordinarlo io preferisco accettare un po’ ridendo, un po’ gustando tutte queste attenzioni che magari possono risultare invadenti e maleducate, ma che fanno parte di un’altra cultura per la quale la TUA gravidanza è un po’ affare di tutti.

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