Il nostro viaggio solo andata

PH Porto Profumato

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Viaggiare è sempre emozionante.

Pronunciare la parola viaggio fa sorridere, mette il buon umore, ti fa staccare la spina e inizi a fantasticare.

Ma è anche un’inevitabile fonte di stress.

Stress che aumenta quando a viaggiare con te ci sono anche dei bambini (i tuoi…).

Stress che arriva a livelli altissimi quando devi viaggiare con i bambini, da sola

Stress che diventa allarme rosso-rischio esaurimento quando alle parole viaggio, bambini, da sola uniamo 13 ore d’aereo più 4 di scalo e … incinta di sei mesi.

Ecco che l’idea di avventura e divertimento che solleticava la tua mente alla parola viaggio…. diventa un incubo!

Ma certe cose vanno fate quindi cerchi di trovare il modo migliore per affrontarle.

E fu così che il 18 settembre 2015 io, il duenne, la pancia e 65 kg di bagaglio abbiamo affrontato il nostro VIAGGIO.

Emozionati e carichi di aspettative, lasciavamo la nostra casa, i nostri affetti e le nostre abitudini.

Avrei abbracciato dopo tanto tempo mio marito, che era partito quando entravo senza problemi in una taglia 40 ed ora mi avrebbe visto decisamente “cambiata”.

I giorni prima della partenza continuavo a chiedermi: e Franci? I suoi quasi due anni d’età sarebbero stati “abbastanza” per gestire una simile esperienza? Ogni giorno di quei ultimi quattro mesi in Italia mi aveva chiesto del suo papà.

E ora era arrivato il momento di riunirci tutti e quattro di nuovo!

Ripensandoci ora, i motivi per essere felici di quel viaggio erano molti di più rispetto allo stress e alla paura che poteva provocare.

E così ora posso dire che la nostra Roma Fco-Hong Kong via Dubai è andata decisamente bene!!

Avevo studiato gli orari per essere il più possibile facilitata nella gestione delle nanne di Franci. Un volo notturno era l’ideale per noi.

Il mio piccolo lord è stato bravissimo. Mai un capriccio o un malessere.

Indicava quell’enorme Airbus 380 e diceva: “papà !”

La prima tratta è letteralmente “volata” tra uno spuntino, un pisolino e la curiosità di imparare ad usare qualsiasi tipo di pulsante a sua portata, tranne ovviamente quello della chiamata assistente di volo. Un figlio d’arte come lui non avrebbe potuto fare quel simile errore (tradotto: non giocare con quel campanello quando non serve!!!)

In arrivo a Dubai era perfettamente in grado di gestire il touch screen davanti a lui, andare al bagno e farsi consegnare gli snack dalla sua AV preferita.

Le ultime ore di viaggio le ha trascorse gironzolando in piena autonomia per uno degli aereoporti più grandi e trafficati del mondo trascinando il suo trolley.

Si poi è reimbarcato in questa enorme nave volante consegnando la sua carta di imbarco e facendosi accompagnare al posto. Io sempre dieci passi indietro.

Uno spettacolo!!!

Qualche gioco, una coccola e si è lasciato cullare nel sonno, tra le nuvole, le stelle e i sogni meravigliosi che solo un bambino può fare.

Ho dovuto svegliarlo al “Cabin Crew prepare for landing!”

Un giorno di viaggio, il nostro viaggio.

E ora?

Ora scrivo:

INIZIO.

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